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15/07/2012 - Racconti brevi

Da qualche tempo voleva fissare al parquet il bel tappeto persiano, all’ingresso dell’appartamento.
Quel sabato mattina, come tutti i sabati, il marito uscì molto presto per andare a giocare a tennis con gli amici. Pensò di passare in negozio ad acquistare un rotolo di nastro biadesivo adatto a bloccare il tappeto al pavimento. Così nessuno più, entrando in casa, avrebbe rischiato dei rompersi l’osso del collo, sopratutto sua moglie l’avrebbe smessa di rompere le scatole.
Troppo tardi, mentre lui era fuori, la moglie proprio lei, scivolò sul tappeto, cadde malamente e si ruppe per l’appunto l’osso del collo.
Tragica disgrazia che provocò un profondo dolore e forti sensi di colpa al marito. Un uomo introverso con un’aria da strafottente, che nascondeva invero l’incapacità di esprimere qualsiasi emozione o sentimento.
Le esequie furono semplici, la partecipazione fu imponente. In paese tutti volevano bene a quella bella e affascinante Signora. La sua solarità e la serena umiltà che la accompagnarono in vita, avevano creato una rete di rapporti sinceri e profondi con la parte migliore del paese.
Tutte le autorità religiose, civili e militari nella loro massima rappresentanza parteciparono all’estremo saluto.
Fu l’adesione di così tanta gente, della commovente e sincera partecipazione di tutti che fece della tragica e prematura scomparsa della povera Signora un evento memorabile.
E si sa che la gente mormora soprattutto in occasione delle tristi sofferenze umane.
Alla gente il marito non era gradito, non era mai piaciuto, tra l’altro era un forestiero che si era portato via il più bel fiore della Valle.
La gente sosteneva che la povera Signora, in diverse occasioni, si lamentava con amiche e amici per la pigrizia e l’apatia del marito, dei continui litigi, e della mancanza di serenità in casa.
Il mormorio della gente arrivò ad asserire che proprio la pigrizia del marito, i disaccordi e la premeditazione consentirono al tappeto suo malgrado di divenire strumenti di morte.
Insomma per la gente la morte non fu accidentale.
Al giovane Maresciallo dei carabinieri, che da un anno si era trasferito con la moglie in quel paese, arrivò il mormorio in forma di lettera anonima.
Immediatamente, senza titubanze, condivise questa tesi e diede il via a indagini minuziose.
Si avvalse delle più complicate tecniche della Polizia Scientifica, interrogò mezzo paese, mise sotto torchio il marito che, confessò di non essersi recato il sabato mattina in negozio per l’acquisto del nastro.
Infine dagli esami della scientifica emerse che:
1. Sul luogo della tragedia, inspiegabilmente tutte le impronte digitali erano state accuratamente “pulite”;
2. Sul pavimento, dalla camera all’ingresso, furono rilevati graffi verosimilmente provocati dal trascinamento del corpo della donna che calzava ancora le scarpe;
3. Il colpo, causa della morte, non fu indotto dalla caduta sullo spigolo del mobile all’ingresso. Il colpo fu inferto con notevole forza utilizzando il pesante mezzo busto di legno, raffigurante il Presidente , posato sul comò in Stanza da letto;
4. Su quest’oggetto fu trovato del sangue della vittima ma nessuna impronta digitale;
5. Molti altri indizi esclusero definitivamente la morte accidentale.
Al magistrato non rimase che emettere un mandato di cattura contro il marito per omicidio .
Il coniuge completamente distrutto dal dolore, frastornato dal susseguirsi degli eventi, provato dai duri e lunghi interrogatori, stremato e senza rendersene conto, confessò confusamente il delitto.
Al Giovane e ambizioso Maresciallo andarono tutti gli elogi e gli apprezzamenti dell’Arma e di tutte l’autorità cittadina. Un dispaccio Romano lo promuoveva a Maresciallo Capo e l’Amministrazione Comunale, in nome di tutti i cittadini, lo designò Cittadino onorario del Paese. Sua moglie felice e orgogliosa gli regalò un mezzo busto di legno raffigurante un Presidente “Carabiniere”.
La salma della povera Signora fu cremata, non avendo alcun parente cui consegnare l’urna, il funzionario delle Pompe funebri telefonò al Maresciallo ormai Capo.
Il Benemerito si rese immediatamente disponibile e si offrì volontario per il ritiro dell’urna. L’addetto alla consegna spiegò che il reliquiario non era ancora chiuso così da permettere al Sig. Sindaco di disporre, quanto prima, il prelievo di metà delle ceneri. Metà che, a cura del Comune, sarebbe stata posta in un’altra urna poi posata all’ingresso del Municipio. Questo per offrire a tutti i cittadini il ricordo del generoso esempio della Donna e del tragico evento.
Il sottufficiale, seguendo le indicazioni, entrò in casa dell’”Eroina”.
Dimentico dell’ancora presente “arma del delitto” lui stesso scivolò e, per evitare di cadere mollò l’urna che, ruzzolando rovesciò sul lucido legno del parquet, una parte del suo contenuto.
Cercò una scopa, in quella casa a lui famigliare, passò davanti alla camera e la sua mente rievocò quel l’ultimo sabato mattina, con un finale luttuoso.
Lei, la giovane donna, considerata da tutti eroica era in realtà licenziosa e libertina, il fascino della divisa le fece perdere la testa, non si fece nessuno scrupolo a ricevere l’amante in casa propria, sotto il naso del marito. Quel sabato, lei, quando entrambi già vestiti stavano per uscire, gli disse che quella era l’ultima volta che scopavano, non aveva più nessun desiderio di rivederlo, si era annoiata, e non godeva nemmeno più, era finita. Lo obbligava ad andarsene per sempre, senza creare problemi, diversamente lei avrebbe fatto in modo di far sapere in giro che razza di soggetto comandava la stazione dei carabinieri.
Non ci vide più dalla rabbia, prese il busto del Presidente “Stupito” e la colpì con un solo colpo cattivo e preciso dietro la nuca, come aveva imparato nel corso dell’ addestramento militare. La donna crollò come un fico molle. Non respirava più. Lui non si fece prendere dal panico, dalla nuca uscivano poche gocce di sangue, l’emorragia era interna. Predispose tutto,pulì e mise in piedi tutta la messa in scena che abbiamo appreso.
Trovò la scopa e mentre raccoglieva le ceneri, ebbe un’erezione improvvisa e con un godimento immenso si masturbò eiaculando sulle ceneri. Le radunò e con sottile appagamento depose nell’urna le umide ceneri della scomparsa. Recitando dentro di sè: è questa la nostra vera ultima scopata mia cara Signora.
In paese, da quel giorno diventò impossibile trovare un qualsiasi tipo di nastro biadesivo.
I tappeti persiani ebbero un notevole incremento di vendite, abbinati al busto ligneo del Presidente in diverse rappresentazioni in scala 1:10. Inspiegabilmente aumentarono gli incidenti domestici mortali a scapito delle mogli giovani e carine. Il famoso Maresciallo, ormai Capo, non aprì più nessuna inchiesta al riguardo. Nessun altro marito fu processato e nessun’altra urna fu aggiunta a memoria nel municipio del paese.
Dopo alcuni mesi dalla posa delle due urne della povera Signora, si osservarono strani e progressivi rigonfiamenti.
Fenomeno che tutt’ora è oggetto di indagine da parte dei massimi scienziati esperti in “rigonfiamenti d’urne”…anche elettorali”.
PoetaAndaluso



COMMENTI

15/07/2012 - arnella

nuovo e bello


17/07/2012 - alan

un po diverso dagli altri, piacevole divertente alan


21/07/2012 - claudio

ma la'ssassino chi è un carabiniere, un presidente o le elezioni?




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